I 10 anni di LinkedIn Italia: intervista a Marcello Albergoni
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Marcello Albergoni c’era. Era il Dipendente 1, “in un ufficio, con quattro sedie e qualche cavo”. Era 1° dicembre 2011 e nasceva LinkedIn in Italia. Si sapeva cosa fosse, non si sapeva bene cosa volesse fare. “Avevamo un milione di iscritti, dovevamo farli crescere. Ma come?”. E allora meglio non prendersi troppo sul serio, se è vero che uno dei valori del colosso nel mondo del lavoro è sempre stato “humor”. Albergoni lo conferma nella sua presentazione per i 10 anni dell’azienda nel nostro Paese: “Abbiamo sempre fatto gruppo, fin dall’inizio. Dopo qualche giorno dall’apertura siamo andati nella Silicon Valley per l’evento interno internazionale. Lì mi happresentato con grande enfasi: Dall’Italia, ecco Alberto!!! Applausi, ovazione. Per un po’ hanno continuato a chiamarmi così”.

I 10 anni di LinkedIn in Italia: intervista a Marcello Albergoni

Dieci anni anni, dipendente numero 1 e, ancora oggi, country manager.
“Sono molto felice: Questo rappresenta un punto d’arrivo che può essere un esempio anche per chi sta facendo fatica nel mondo del lavoro. Con grande impegno si ottengono grandi risultati”.

Erano previsti?
“Ero sicuro, anche se all’inizio ho dovuto un po’ convincere i capi internazionali. Ma sapevo che gli italiani avrebbero capito la piattaforma. E d’altronde il consumo di telefonia mobile già allora era un indicatore chiaro”.

I numeri di LinkedIn in Italia oggi quali sono?
“Dieci anni fa avevamo un milione di iscritti da far crescere. Oggi da social network siamo diventati fornitori di servizi e di idee. Abbiamo prima fatto saltare a bordo le persone, per poi aggiungere programmi per i professionisti. Oggi abbiamo 16 milioni di iscritti, 3 nuovi ogni secondo. E ogni minuto 4 persone che cercano lavoro lo trovano”.

La soddisfazione maggiore?
“Forse più di tutto l’adozione della piattaforma da parte di tutte categorie del lavoro: dagli studenti in procinto di entrare a chi ha un’età ma vuole continuare a impegnarsi. E poi di come le aziende fanno engagement per aiutare le persone a saltare a bordo”.

Dieci anni di successi e un grande stress test: la pandemia.
“Davvero. E noi tra l’altro siamo stati il primo ufficio LinkedIn del mondo a essere colpito dalle restrizioni Covid. Ci siamo messi subito al lavoro per adottare nuovi  programmi per aziende e accelerare lo sviluppo della piattaforma. E dare una mano alle  organizzazioni ad assumere personale di prima linea: medici, infermieri, addetti alle grandi catene, là dove in quel momento c’era maggiore ricerca di personale per l’emergenza”.

Cos’ha portato a LinkedIn questo periodo?
“Innovazione. Abbiamo accelerato servizi come il live, perché abbiamo capito che serviva accelerare le competenze. E grazi alla collaborazione con Microsoft siamo partiti con nuovi corsi. Il mondo è cambitao e noi abbiamo dato subito le risposte. Siamo stati anche i primi a implementare il lavoro ibrido, aggiornando e riducendo gli obbiettivi di 17mila dipendenti nel mondo. Diciamolo: è stata una sfida. Abbiamo voluto essere un esempio: dare fiducia e essere una guida per le aziende”.

Cosa resterà di tutto questo?
“Sicuramente il concetto che il cambiamento non finirà mai e bisogna essere pronti. Il Covid ci ha spaventati e reso più flessibili. E ha insegnato ad ascoltare di più le persone, capire necessità ed esigenze, soprattutto nei momenti di stress. Oggi si dare più valore al capitale umano e facilitare il lavoro di chi lavora per noi. L’ho detto: ci vuole fiducia. Uno dei nosrti valori è act like an owner e non è scritto da nessuna parte: è dentro ognuno dei dipendeti LinkedIn. Nessuno ti deve dire cosa fare, devi saperlo tu. Come se fossi il proprietario dell’azienda”.

Progetti per il futuro?
“Innanzitutto pensare sempre alle necessità dei nostri utenti. C’è per esempio un lavoro culturale da fare per una fascia di persone che si sono trovate senza lavoro. Convincerli che entrare in LinkedIn non è aderire a un social network. Ma avere la possibilità di riqualificarsi e ripartire. Siamo uno dei player del mondo del lavoro e vogliamo continuare a collaborare con le aziende per aiutare tante categorie”.

E poi c’è l’accelerazione digitale.
“Indispensabile: vogliamo essere sempre di più una piattaforma inclusiva. E per farlo dobbiamo dare opportunità economica per ogni professionista. Quindi LinkedIn sarà ancora facile da usale, con un maggiore orientamento all’internazionalità. Vedremo sempre più servizi per nuove competenze e reskilling”.

Come sarà LinkedIn tra 10 anni?
“Il prossimo traguardo è capire realmente come stanno le persone a lavoro. Dopo che le hai portate dentro, le aziende devono dimostrare di essere  davvero inclusive, se davvero i manager si comportano nel modo giusto. Implementeremo sempre di più il servizio di  sondaggi, che è un po’ la chiusra del cerchio.  Far trovare il lavoro giusto e poi capire se questo lavoro sia proprio quello giusto. Per fa sì che le persona possano diventare migliori”.

 

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